Storia

Poesie

Link

Ringraziamenti

 

 

   

Un agglomerato di costruzioni vecchie e nuove, qualcuna antica, vie strette e anguste con scalini riposanti, altre case sparpagliate nella campagna circostante il tutto intarsiato su una serie di terrazzi degradanti verso il mare tra una folta e lussureggiante vegetazione: è Longobardi. Adagiata su un ampio scenario verde, la graziosa cittadina dà la sensazione di una piccola prole accoccolata nel grembo della madre…. Natura.

Padre Giovanni Fiore da Cropani nel primo volume della sua  “Calabria Illustrata” così scrive parlando di Fiumefreddo: “Nel suo territorio vi sono un villaggio chiamato la Falconara ed una terra di bellissimo sito, comoda, con nobilissimi edifici, detta Longobardi, chiara per nascita del B. Arcangelo frate minimo, e di altri dell’Istituto istesso, di cui vi è il Convento”. Longobardi piccolo paese della provincia di Cosenza, posto a quota trecentotrenta metri circa, alle falde del Cocuzzo che secondo qualche geografo, è l’antico Tyllesion (Monte del Fuoco) di cui parla Licofrone nella sua Tragedia “Alessandra”, secondo altri un vulcano spento, e che è alto 1541 metri, su un colle degradante con dolce declivio verso il Tirreno, venne fondato, dice la tradizione dai Longobardi, come colonia militare durante il regno di Liut-Prando, verso il ‘715 d.C. .Nel ‘715 circa, le truppe di quest’avventuroso popolo di guerrieri noti, tra l’altro, per i capelli lunghissimi e le lunghe barbe (donde poi il nome di Longobardi dal tedesco Lang-Bart), si accamparono in una località della zona tutt’ora chiamata “Liprano”. E’ appunto da uno sparuto nucleo di questa soldatesca, provvisoriamente rimasta, si originò la comunità che prese il nome di Longobardi. Nel suo “Dizionario Toponomastico e Onomastico della Calabria” il glottologo tedesco Gerhard Rohlfs dice che: “Longobardi avrà preso il nome da un antico feudatario Longobardo o da un Cognome”. Invece, una fonte mitologica fa risalire le origini della cittadina all’antica “Era”, città preistorica, dimora di spettri, che sorgeva nelle vicinanze di Temesa o Lampezia  (oggi S.Lucido), nota per il tempio dedicato a Polite o Alibante e la cui denominazione alludeva chiaramente a Hera o Era della mitologia greca (figlia di Rea e Crono, sorella e moglie di Zeus, Giunone, per i Romani protettrice del matrimonio e delle partorienti). Il primo documento in cui si fa riferimento ai Longobardi, risale al 1324. Appunto in un manoscritto di quell’anno dello Archivio Segreto del Vaticano concernente “le Rationes Decimarum”, nell’elenco dei sacerdoti e diaconi dipendenti dal Castello di Fiumefreddo, viene ricordato un debito di tale “presbitero Perro  de Longobardi”, quantificato in “tarì 2 et grana 8”. La contrada più antica di Longobardi, che rappresentava tutto il comprensorio, era chiamata “Turrianum” e nei pressi esistono avanzi di costruzioni, nonché la chiesetta dedicata alla Madonna (XIII sec.) che, indubbiamente, raccoglieva i devoti del luogo nella preghiera. Turrianus quindi era l’antica Longobardi. Infatti, da un diploma dell’Imperatore Federico II, datato a Capua, gennaio 1221, si apprende che il “Tenimentum Turrianum” (territorio di Turriano) venne donato al Monastero Forense di S. Maria in Velletri. A quanto pare, morto senza eredi il Signore di Fiumefreddo, Simone de Mamistra, la proprietà in questione sarebbe passata al Demanio, se l’Abate Benedetto, amico del Cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e Velletri, divenuto poi Papa con il nome di Gregorio IX, non avesse fatto richiesta, in tal senso, a favore del suo amico Vescovo di Velletri e ottenuta per lo stesso dall’ Imperatore la fruizione dei beni. I confini specificati nella donazione corrispondono pressappoco  a  quelli odierni dell’agro Comune di Longobardi. L’otto ottobre del 1233 l’ex Cardinale Ugolino, divenuto Papa Gregorio IX, confermò la donazione di Federico II alla Bazia di Ninfa con tutti i diritti, esenzioni e privilegi avuti. Poi Goffredo Schianello, feudatario di Belmonte, s’impadronì con la forza dei beni dei monaci di S. Maria di Turriano, ma il 25 ottobre del 1318 il Duca di Calabria, Carlo, ordinò allo stesso la restituzione del mal tolto all’ Abbazia di S. Maria di Velletri. Ladislao Durazzo (1377-1414), eletto Re di Napoli nel 1386, mentre si trovava a S. Lucido a causa della controversia con gli Aragonesi di Sicilia, con un’ordinanza stilata di suo pugno, confermò la donazione del territorio di Turriano alla Bazia di S.Maria di monte Virteto sopra Ninfa. Il 28 marzo del 1432 il Papa Eugenio IV, scomparsi i monaci Florensi dal Convento di Ninfa per esaurimento (crisi dell’Agricoltura e della vocazione religiosa), aggregò il Monastero di Ninfa con tutte le dipendenze, compreso il territorio di Longobardi, all’ Abbazia di Subiaco in Roma, dove S. Benedetto da Norcia aveva fondato il suo Ordine religioso all’insegna del motto “Ora et Labora”. La validità della donazione all’Ordine religioso del monastero subiacense veniva confermata dal Re Alfonso I D’Aragona il 13 Agosto 1452. Molto ,materiale  in copia o in originale della storia di Longobardi relativo a questo periodo, è facilmente reperibile nell’ Archivio dell’Abbazia di S. Scolastica a Subiaco. In un registro del 1484, infatti, sono riportati tutti i beni, i confini, i poderi in vigne e molti nomi di persone di Longobardi. E’ del 1491 una lettera datata 20 maggio a firma , diremmo oggi, di un consigliere comunale, in cui si fa mensione della “Universitas di Longobardi”che, in quell’anno o, probabilmente qualche anno prima , era stata innalzata a dignità di Comune, (Universitas). Altra notizia degna di rilievo, è quella relativa alla concessione in affitto, per la durata di anni 29, del feudo di S. Maria di Turriano, il 30 novembre  1524. Longobardi che come detto, fu considerato un feudo di Fiumefreddo, ne seguì le alterne vicende storiche per molti secoli. I monaci Benedettini conservarono possedimenti, tra cui un mulino e la chiesa di S. Maria di Turriano, fino al 1840. Durante il predominio francese, nella lotta fra borbonici e napoleonici (1806-1807) molti Longobardesi subirono i soprusi e le vendette delle truppe francesi da loro mal viste. Il 26 dicembre del 1806 i circa duemila francesi che ebbero ragione dei patrioti longobardesi, effettuarono saccheggi e commisero angherie. Circa 60 i morti e l’anno seguente, in un’altra spedizione  effettuata dai francesi, furono trucidati circa altre trecento persone, e molte case, come al solito date al fuoco. Nel 1928 il Comune di Longobardi fu soppresso e aggregato a Fiumefreddo Bruzio, dal quale si separò a seguito di una clamorosa sommossa popolare nel 1937, per essere restituito alla sua precedente dignità di comune autonomo ed indipendente.

 

 

 

  Copyright ©2004 gmantua.it

 

                                            HomeStoriaPoesieLinkRingraziamenti